INFORMAZIONI
di Emilie Blichfeldt con Lea Myren e Thea Sofie Loch Næss
(Norvegia, Svezia, Danimarca, Polonia, 2025, 109’) – (V.O) SUB-ITA
SINOSSI
E se l’eroina della storia, per una volta, non fosse Cenerentola, ma la sorellastra “cattiva”? Elvira sogna il principe azzurro e una vita da favola. Pur di conquistarlo e avere la meglio sulla sua bellissima sorella acquisita, Agnes, sarà disposta a sopportare qualunque sofferenza, tortura, mutilazione. Perché se la scarpetta non calza… basta tagliarsi il piede. Dopo The Substance, il body horror incontra di nuovo l’ossessione per la bellezza e il corpo femminile in un film gore, ironico e sanguinoso, un’esplosione di sangue e violenza pronto a sconvolgere anche il pubblico italiano.
Accessibilità e Inclusione
Crediamo che la magia del cinema debba essere davvero per tutti. La sala cinematografica è completamente accessibile e attrezzata per accogliere in totale comfort persone in carrozzina e spettatori con esigenze specifiche, disponendo di spazi dedicati per garantire un’ottimale visuale e comodità. Il nostro personale sarà inoltre a tua disposizione all’ingresso per qualsiasi supporto o necessità. Per qualsiasi richiesta particolare o per organizzare al meglio la tua accoglienza, non esitare a contattarci.
Approfondimento
Essere una sorellastra
Le fiabe presentano personaggi dai contorni netti: bene assoluto o male irrimediabile. Istintivamente empatizziamo con Cenerentola, mentre sorellastre e matrigna sono facili da disprezzare. Nella versione dei fratelli Grimm, le sorellastre sono descritte come malvagie ma fisicamente paragonabili a Cenerentola. Walt Disney, ispirandosi alla versione francese di Charles Perrault, ha consolidato l’idea che bellezza interiore ed esteriore siano intrinsecamente legate: la gentilezza ai belli, la crudeltà ai brutti. Le sorellastre vengono derise per i loro nasi pronunciati, i piedi grandi e la convinzione—ritenuta delirante—di poter conquistare il favore del principe.
Da bambina condividevo questa prospettiva. Sognavo di essere Cenerentola e ridevo della goffaggine delle sorellastre. Ma rileggendo i Grimm da adulta, in particolare la scena in cui una sorellastra si taglia le dita dei piedi per entrare nella scarpetta di vetro, il mio sguardo è cambiato. Per la prima volta ho provato empatia per la sua disperazione. Le prese in giro e le risate fredde a suo carico mi sembravano ingiuste. Anch’io ho desiderato essere scelta—da un principe o semplicemente da un ragazzo—e ho sentito il bruciore del non riuscire ad aderire a standard impossibili. Per quanto mi sforzassi, non sono mai riuscita a entrare nella scarpetta di Cenerentola, perché anch’io sono una sorellastra.
Questa consapevolezza ha acceso il bisogno di raccontare la storia con uno sguardo nuovo. Volevo dare vita a tutti i personaggi, liberandoli dai loro archetipi rigidi. Cenerentola non è solo un ideale, è una ragazza con segreti che i Grimm, Perrault o Disney non raccontano. Non volevo però capovolgere la narrazione facendo della sorellastra l’eroina o di Cenerentola l’antagonista. Cercavo piuttosto equità.
Se osservate attraverso la lente sociale ed economica del passato, le azioni apparentemente irragionevoli dei personaggi fiabeschi diventano comprensibili. Per le donne, assicurarsi un marito era spesso essenziale per la sopravvivenza e l’ascesa sociale. L’aspetto diventava il loro capitale principale, e non sposarsi poteva essere catastrofico. Eppure, anche in questo quadro, molte sognavano il romanticismo e l’incontro fortuito, dove il desiderio di elevazione sociale e quello dell’amore vero si fondevano in una sintesi superiore.
Nel reinventare la fiaba, ho voluto onorare queste complessità. La storia della sorellastra, a lungo rimasta in ombra, merita di essere riconosciuta, come un potente commento agli standard oppressivi che continuano a plasmare le nostre vite. Ho fatto questo film per la giovane Emilie, che aveva i piedi grandi e poca fiducia in sé davanti ai ragazzi. L’ho fatto per tutte le ragazze che lottano sotto il peso del sentirsi “brutte”—ma spero che il film vada ben oltre, perché le domande che pone, su ciò che consideriamo bello e su chi ha il potere di deciderlo, riguardano tutti. Nell’empatizzare con Cenerentola e deridere la sorellastra, siamo stati indotte a tradire noi stesse.
C’è una sola Cenerentola. Tutte le altre, che lottiamo per entrare nella scarpetta, siamo sorellastre.
Emilie Blichfeldt